NAPOLI – ROMA 2-2: UN PAREGGIO AGRODOLCE

Ieri sera al Maradona è succeduto ‘n po’ de tutto: punteggi che girano, emozioni che vanno e vengono, e Una Roma che, pur giocando da squadra vera, alla fine porta a casa un 2-2 che sa de beffa ma pure di solidità agguantata con le unghie.

La Roma parte con l’atteggiamento giusto. Non timida, non schiacciata, non in modalità “vedemo che succede”. No. Parte convinta. E al 7’ minuto passa subito in vantaggio con Malen. Ripartenza veloce, palla lavorata bene, inserimento preciso e conclusione pulita. Gol. Silenzio momentaneo al Maradona e settore ospiti che esplode. “Ao, ma che semo venuti a fa’? A comandà!” verrebbe da urlà anche dal divano di Federico che per questa occasione ospita la mia “trasferta”.

Il bello è che non è un episodio casuale. La Roma nei primi minuti è ordinata, corta, compatta. Difende con attenzione e riparte con velocità. Il Napoli prova a prendere il pallino del gioco, come è nel suo DNA, e infatti i numeri a fine partita parleranno di un possesso palla superiore per gli azzurri, ma nei primi venti minuti la sensazione è che la Roma sappia perfettamente cosa fare.

Il Napoli cresce col passare dei minuti. Spinge sulle fasce, aumenta la pressione, alza il baricentro. E piano piano la Roma è costretta ad abbassarsi. Non per paura, ma per inerzia. Perché quando giochi contro una squadra che palleggia tanto e bene, prima o poi un po’ arretri.

Al 40’ arriva il pareggio. Spinazzola, ex di turno, si ritrova in area e calcia: il tiro viene deviato, cambia traiettoria e finisce in rete. Svilar prova a reagire ma è spiazzato. 1-1. “Vabbè, ce poteva pure sta’…” dice Federico ad lata voce ed io me la prendo con Çelik, anche se dentro rosichi un po’ co tutti. Perché prendere gol a cinque minuti dall’intervallo non è mai simpatico.

Si va negli spogliatoi con la partita in equilibrio. E la sensazione è che nessuna delle due abbia intenzione di accontentarsi.

La ripresa comincia con lo stesso copione: Napoli che tiene più palla, Roma che aspetta il momento giusto per colpire. È una gara intelligente, non confusa. Non è una di quelle partite da scapicollati senza equilibrio. È una sfida vera, tattica, ma con fiammate improvvise.

E al 71’ succede quello che riaccende tutto. Fallo in area su un giocatore giallorosso, l’arbitro indica il dischetto. Rigore. Palla a Malen. Silenzio. “Daje, nun ce fa’ scherzi…”  io davanti alla tv in queste circostanze nun ce so sta. Malen prende la rincorsa e segna. Freddo, deciso, senza tremare. Doppietta. 1-2. E lì pensi davvero che possa essere la serata giusta. Perché la Roma è stata cinica. Due tiri nello specchio, due gol. Concretezza pura.

Il Napoli però non si disunisce. E questa è la cosa che rende la partita bella fino alla fine. Non c’è crollo psicologico, non c’è confusione. C’è reazione. Pressione continua, cambi offensivi, ritmo che si alza ancora di più. All’82’ arriva il 2-2. Alisson Santos sembra Maradona trova spazio al limite e lascia partire un destro potente che si infila in rete. Stavolta Svilar non può farci nulla. Il Maradona esplode. “Ecco, lo sapevo…”  urlo e chi cerco ? Çelik, pure sto giro me la prendo con lui. con quella rassegnazione mista a orgoglio. Comunque sì, fa male, ma non stai vedendo una Roma fragile. Stai vedendo una Roma che combatte.

Gli ultimi minuti sono nervosi, tirati, sporchi. Si lotta su ogni pallone. Qualche fallo di troppo, qualche proteste, qualche ammonizione. Ma niente follie. Solo tensione.

Finisce 2-2.

E ora viene la parte più difficile: capire se essere soddisfatti o no. Perché se guardi la classifica, un punto in casa del Napoli non è mai da buttare. Se guardi l’andamento, sei stato avanti due volte. E quindi un pizzico di rimpianto ce l’hai. “Ao, ma se la chiudevamo prima?” è la domanda che ti accompagna a fine partita.

Dal punto di vista dei numeri, il Napoli ha avuto più possesso palla e più conclusioni totali. Ha gestito di più il pallone. Ma la Roma per la prima voltta non difende il doppio vantaggio anche se è rimasta dentro la partita fino alla fine.

Malen è stato il simbolo della serata. Due gol, movimenti intelligenti, presenza costante. Non solo finalizzazione, ma anche lavoro per la squadra. “Questo c’ha fame, se vede.” E quando un attaccante ha fame, qualcosa succede sempre. Si siamo entrati nel momento semo tutti allenatori quindi continuo, bene anche la fase difensiva nel complesso. Peggiori in campo per me Çelik, Pellegrini ed un subentrante Soulé che forse se sta male meglio lasciarlo in panchina

È stata una partita che racconta una squadra in crescita. Non perfetta, non dominante, ma consapevole. E questa è la parola chiave: consapevolezza. Perché andare a Napoli, segnare due volte, reagire ai momenti difficili e uscire con un pareggio non è roba da poco. “Nun semo venuti a fa’ presenza.” E si è visto. Resta quel pizzico di amaro in bocca, sì. Perché quando sei avanti al 71’ e hai il vantaggio tra le mani, ti immagini già il finale diverso. Ma il calcio è così. A volte te premia, a volte te ricorda che devi soffrire fino all’ultimo.

E allora questo 2-2 che cos’è? È un punto che tiene viva la corsa. È una dimostrazione di carattere. È una serata che non ti fa impazzire di gioia, ma nemmeno ti lascia devastato.

È una partita che ti fa dire: “Ce semo. Ancora ce semo.”

Phella