Difficile oggi trovare le parole, se potessi scrivere solo un “no comment” ripetuto all’infinito fino a riempire la pagina lo farei ma no, tocca parla anche quando non ci va di parlare. Io che sono un mix tra misticismo, romanticismo e cabala qualcosa di strano lo avevo fiutato. Il Napoli che vince al 96′, il Milan che la sblocca al 90′ sono tutti segnali dell’epopea giallorossa che non vanno mai mai mai presi sotto gamba. Quindi via parliamone quasi ad esorcizzare.
Ieri sera all’Olimpico è andato in scena un confronto che più romanesco de così nun se poteva fini’: Roma e Juventus hanno pareggiato 3-3 in una partita che pareva vinta, e invece è finita come quanno t’aspetti er caffè bono e te ritrovi co’ na ciofeca. Nun se po’ crede!
La cronaca dice che i giallorossi hanno comandato per larghi tratti, passando in vantaggio già al 39’ grazie a Wesley su assist di Pisilli, con una giocata che che ti viene da dire “Ha dipinto er pallone, mica l’ha tirato!”. All’inizio della ripresa però la Juve ha risposto subito con Francisco Conceição al 47’, e qui l’Olimpico s’è capito che ‘sta partita nun sarebbe stata tranquilla.
Roma però ci credeva, e Evan Ndicka ha riportato avanti i suoi al 54’, seguito da Donyell Malen al 65’ per il 3-1 che pareva già sentenza. “Ce stamo a pijà troppo gusto,” abbiamo pensato tutti, convinti che ormai la Juve fosse cotta, friggeva e se stava a raffreddà. Io ho fatto anche un errore da principiante ovvero quello di riprendere con il telefonino una curva impazzita di gioia. Nun se fa…nun se faaaaaa !
E infatti… La Juve non molla mai. Come dice er proverbio: “finchè non gira er pallone, nun te puoi lamentà.” Al 78’ Jérémie Boga ha accorciato le distanze, e nel recupero, con la zampata di Federico Gatti all’ultimo secondo utile la squadra bianconera ha trovato il pari che fa male come ‘na pallonata in faccia cor pallone sporco de sabbia.
Il risultato lascia l’amaro in bocca per la Roma: due punti persi, in una gara che sembrava piena di promesse. “Er cuore te dice vinci, er cervello te dice stai calmo,” ma quando è arrivato il gol di Gatti, er cuore dei romanisti s’è compresso tutto e ha fatto Oi!. 7 punti di distacco oggi sarebbero stati belli come le 7 stelle di Hokuto e io mi sarei sentito piu Ken il guerriero che Ken di Barbie!
In numeri, tre gol fatti, tre gol subiti e la consapevolezza che peggio de ‘na sconfitta ce sta solo ‘sto pareggio e che le partite con il Napoli e con la Juve forse ce le ricorderemo con rammarico. Ora la Roma resta in lotta per i posti europei, ma con la sensazione anticipata da Gasperini che il quarto posto lo si giocherà fino all’ultima giornata.
Lascio comunque per me stesso e per chi come me oggi è in depressione romanista le dichiarazioni del Gasp perchè forse è lui l’unico che oggi puo’ farmi tornare il sorriso e rivedere il titolo che ho dato a questo articolo.
“Voglio essere chiaro, è ovvio che ci dispiace non aver vinto, però se loro hanno esultato come una vittoria, noi dovremmo andare in depressione? Animo, te la giochi fino alla fine. Su questo non c’è pericolo. il pareggio è un buon risultato, dispiace per come è andata la partita. Di là si esulta, e qua siamo depressi? Siamo avanti di quattro punti!”.
Insomma, ieri sera s’è visto de tutto: gol belli, emozioni, rimonta e rimpianti. E come direbbe er tifoso romano al bar: “serve ‘na laurea pe’ capì ‘sto finale.”
Phella