Non ce l’ha fatta Demir Orahovac, il 25enne accoltellato sabato sera nell’androne del palazzo in cui abitava, al Trullo. Trasportato d’urgenza all’ospedale San Camillo e sottoposto a un delicato intervento chirurgico, è morto domenica mattina alle 10.50. Le coltellate, inferte alla schiena e ai reni, si sono rivelate irreversibili. Secondo quanto emerso dalle indagini, il delitto sarebbe il punto finale di una sequenza di episodi violenti iniziata il giorno precedente. Venerdì sera il giovane avrebbe danneggiato il portone di una palazzina popolare vicina. Poco dopo era stato medicato per una ferita alla testa e accusato pubblicamente da un uomo e dal figlio, residenti nello stabile, di essere responsabile dell’aggressione. Nella notte tra venerdì e sabato, Orahovac avrebbe reagito incendiando prima un’auto estranea ai fatti e successivamente la vettura di uno dei due uomini che lo avevano indicato come aggressore. Un gesto che avrebbe innescato la spedizione punitiva.
Poche ore dopo, infatti, il proprietario dell’auto bruciata, insieme al figlio, a un amico e ad altre due persone, si sarebbe recato sotto casa del 25enne. Lì, sulle scale del palazzo, il giovane sarebbe stato colpito più volte con un coltello. A chiamare i soccorsi è stato il fratello, che lo ha trovato in una pozza di sangue. I carabinieri hanno arrestato tre uomini romani, di 48, 25 e 37 anni, tutti già noti alle forze dell’ordine. In un primo momento accusati di tentato omicidio, dopo la morte di Orahovac la contestazione è stata aggravata in omicidio. L’arma del delitto è stata rinvenuta in un cestino all’interno del giardino del complesso. Gli investigatori non escludono che sullo sfondo della vicenda vi siano contrasti legati alla gestione delle case popolari.
Di Asia Graziani /Eur Inside