Se c’è una cosa che il tifoso romanista conosce bene è quel tipo di partita che finisce e non sai se essere soddisfatto o leggermente infastidito. Non è una sconfitta, non è una vittoria… è quella via di mezzo che ti fa tpesare e dire “Ao… poteva annà mejo, ma pure peggio.”
Allo stadio Dall’Ara finisce 1-1, un risultato che lascia tutto aperto e racconta una gara vera, combattuta e a tratti pure nervosa. Non una partita spettacolare in senso puro, ma una di quelle europee dove ogni pallone pesa..
Un primo tempo che sa di partita tattica. La gara parte con il Bologna che prova a mettere intensità, pressing e corsa. La Roma invece prova ad abbassare il ritmo, gestire il pallone e cercare di non concedere troppo campo.Ne esce un primo tempo piuttosto bloccato, con poche occasioni nitide. La Roma prova a palleggiare e a costruire con calma, mentre i rossoblù cercano di colpire negli spazi quando possono. Le squadre si studiano, si annusano, si controllano. Le occasioni vere non sono molte e il pallone gira più a centrocampo che dentro le aree.
In sostanza è una di quelle frazioni di gioco che il tifoso romanista guarda con un misto di calma e sospetto.
“Sì vabbè… ma prima o poi succede quarche cosa.”
E infatti succede proprio quello. Il Bologna trova l’episodio giusto La partita si accende nella ripresa.
Intorno ai primi minuti del secondo tempo il Bologna trova spazio sulla fascia con Jonathan Rowe, che parte palla al piede, salta tutti manco fossero i birilli a scuola guida e serve al centro un pallone perfetto. A raccoglierlo c’è Federico Bernardeschi (non se lo potevamo pia noi invece di Bryan Zaragoza?), che controlla e batte Svilar portando avanti i rossoblù.
1-0 Bologna.
Il Dall’Ara si accende e la partita cambia immediatamente faccia.
Perché quando la Roma va sotto succede sempre la stessa cosa: per qualche secondo c’è silenzio… e poi parte quella convinzione molto romanista. La Roma però non si scompone troppo continua a giocare, prova a costruire e piano piano alza il baricentro. Je serve la pizza in faccia per rialzasse. La reazione non è immediata ma è costante. La Roma alza il baricentro, prova a spingere di più sugli esterni e comincia a portare uomini nella metà campo del Bologna.
Il pareggio arriva al 71’.
L’azione nasce da una giocata intelligente di Donyell Malen (mettiamolo sottovuoto) , che trova lo spazio giusto tra le linee e serve Lorenzo Pellegrini. Il capitano controlla e conclude trovando l’1-1. Gol pesante, gol da capitano. Ormai solo io e qualche altro nostalgico è rimasto a difendere questo figlio di Roma ma continuerò in questa missione impossibile. Per me resta uno dei pochi giocatori della Roma dotati di un piede educato.
Il finale è la parte più viva della partita.
Entrambe le squadre provano a vincerla e la gara si apre definitivamente. Arrivano occasioni da una parte e dall’altra e la sensazione è che il prossimo episodio possa decidere tutto. Sia Bologna che Roma colpiscono il legno, a conferma di quanto la partita fosse rimasta in bilico fino all’ultimo. Ma il risultato non cambia più. 1-1 e tutti negli spogliatoi con la sensazione di aver lasciato qualcosa sul campo. Quella sensazione che ti porta a dire “Se doveva e se poteva fare de più “. In pareggio che, tutto sommato, racconta bene quello che si è visto in campo: una gara equilibrata, combattuta e giocata con attenzione da entrambe le squadre.
Alla fine la Roma torna da Bologna con un pareggio europeo che tiene tutto aperto. Non è una serata da fuochi d’artificio, ma neanche una di quelle da dimenticare. È una di quelle partite che lasciano una sensazione sospesa.
Nelle chat di gruppo il pensiero collettivo lo possiamo riassumere cosi:
“Oh… l’importante è nun perde. Poi a casa nostra se vede.”
Perché alla fine, nel calcio e nella vita romanista, la speranza funziona sempre allo stesso modo.
Non importa quanto la partita sia stata complicata.
Da qualche parte nella testa del tifoso resta sempre quel pensiero lì:
“Daje… all’Olimpico famoje capì come funziona. A Roma non se passa!”
Phella