Se c’è una cosa che il tifoso romanista impara presto nella vita è che la domenica alle 18 non è mai solo una partita. È un esperimento emotivo. Un viaggio tra speranza, nervosismo e quella sensazione che qualcosa, da qualche parte, potrebbe sempre girà storto. E infatti a Genova è andata proprio così: Genoa-Roma finisce 2-1 e lascia addosso quella sensazione fastidiosa che a Roma si riassume con una frase semplice semplice: “ma com’è possibile, oh?”
La partita al Ferraris comincia con un primo tempo piuttosto bloccato. La Roma prova a fare la partita, tiene il pallone e cerca di costruire gioco — alla fine chiuderà con circa il 64-65% di possesso — ma davanti si vede poco. Il Genoa invece fa la partita che deve fare: aggressivo, compatto e pronto a colpire appena se ne presenta l’occasione. Il risultato è uno 0-0 all’intervallo che sa tanto di – qui basta ‘na scintilla e cambia tutto.
E la scintilla arriva subito nella ripresa.
Al 52’ l’arbitro assegna un rigore al Genoa per un contatto in area causato da Pellegrini e come direbbe Vasco Rossi “Voglio cercare un senso a certe cose…anche se certe cose un senso non ce l’ha”. Junior Messias dal dischetto non sbaglia: pallone centrale, Svilar battuto e 1-0 rossoblù. In quel momento il pensiero collettivo romanista è più o meno uno: “vabbè, mo’ la riprendemo.”
E infatti la Roma reagisce immediatamente.
Passano appena tre minuti e Evan Ndicka trova il pareggio al 55’, approfittando di un pallone vagante nell’area piccola e spingendolo dentro. Uno di quei gol sporchi ma preziosi –daje così!
La partita a quel punto sembra potersi rimettere sui binari giallorossi. La Roma spinge, prova a costruire, tiene campo e possesso. Ma c’è un problema: il Genoa tira di più e soprattutto tira meglio. Alla fine saranno 11 conclusioni contro 7, con 5 tiri in porta contro appena uno della Roma. E nel calcio, come si dice a Roma, se nun tiri, er gol mica te cade dar cielo.
Così si arriva all’episodio che decide la partita.
Al 80’ il Genoa trova lo spazio giusto e Vitinha firma il 2-1 che chiude il conto. Un colpo che arriva quando la Roma stava provando a spingere ma senza mai dare la sensazione di poter davvero controllare la gara. Un goal preso da rimessa laterale con squadra schierata. Un goal che fa riflettere.
E lì finisce tutto. O quasi. Perché nel finale la Roma ci prova ancora, ma più con la volontà che con la lucidità. Il Genoa invece difende il risultato con quella fame tipica delle squadre che giocano ogni pallone come se fosse l’ultimo.
Alla fine resta la fotografia di una partita strana: più possesso per la Roma, più pericolosità per il Genoa. E soprattutto la sensazione che i giallorossi abbiano lasciato per strada altri punti pesanti nella corsa delle grandi. Cambi inutili come al solito che manifestano la scarsità di questa rosa e un mercato di Gennaio che non puo’ essere positivo anche considerando quel fenomeno di Malen che continua a giocare da solo da quando Dybala (operato in settimana) ha praticamente salutato la Roma.
Il tifoso romanista però, si sa, ha una filosofia tutta sua. Dopo certe partite la sintesi non è tattica, non è tecnica. È molto più semplice.
“A regà… ce manca sempre quarche cosa.” Non si sa bene cosa ma ci manca sempre qualcosa, sia dal punto dirigenziale che da un punto di vista sportivo, di squadra ! Finche Gasperini sta sul pezzo io confido nelle sue pozioni magiche.
E mentre la classifica continua a stringersi e la stagione entra nella fase più delicata, la Roma dovrà capire una cosa molto semplice: le partite come quella di Genova non sono solo sconfitte.
Sono quelle domeniche in cui torni a casa e pensi: “vabbè… giovedi in coppa se rifamo”
Phella