MAUSOLEO DELLE FOSSE ARDEATINE

L’ingresso è gratuito e accessibile a tutti. Un luogo della memoria, nell’area sud della Capitale, dove rendere omaggio alle vittime della Shoah e, più in particolare, a chi perse la vita il 24 marzo 1944, quando i nazisti che occupavano la Roma fascista compirono l’eccidio di 335 uomini innocenti per rappresaglia contro l’attacco dei partigiani a via Rasella. Quell’operazione dell’orrore, affidata al colonnello Herbert Kappler e ai suoi uomini, trasformò le cave di via Ardeatina 174 in un teatro di morte, dal 1949 divenuto il Mausoleo delle Fosse Ardeatine. Un sito che domani, martedì 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, istituita nel mondo per commemorare le vittime dell’Olocausto, e sempre dal lunedì alla domenica, è possibile visitare, su prenotazione anche con guida – nel caso di gruppi di almeno cinque persone – al seguito dei membri dell’Associazione nazionale famiglie italiane martiri (ANFIM). Il Mausoleo è costituito dalla rete di gallerie delle cave di pozzolana teatro dell’eccidio e da alcuni elementi artistici e architettonici: le cancellate, la statua, il monolite. La cancellata maggiore, opera di Mirko Basaldella, è realizzata interamente in bronzo, è lunga 6 metri e rappresenta un drammatico groviglio di corpi martoriati. Sul lato sinistro del piazzale di ingresso, ecco la grande statua in travertino, alta 6 metri, realizzata da Francesco Coccia e intitolata Le tre età. Il grande monolite, una gigantesca pietra tombale posta a copertura dei sacelli in cui sono sepolte le 335 vittime, è una lastra in cemento armato vuota all’interno. Dietro la struttura, il Museo dei cimeli ricostruisce attraverso documenti, pubblicazioni a stampa, immagini e oggetti, il contesto in cui si collocano i drammatici fatti della primavera del ’44: una Roma occupata nelle mani della ferocia nazista, mortificata da luoghi di incarcerazione e di tortura, da rastrellamenti, arresti di massa e deportazioni di innocenti, che proprio domani riceveranno un pensiero di vicinanza da parte della comunità internazionale.
 
Di Sabrina Quartieri /Eur Inside