ROMA COMO – WESLEY E IL CORO “ALCHEMICO” DELLA SUD

Io direi di iniziare così: 60.207 audaci presenti di lunedì alle 20.45, a dicembre. Applausi!

Fa freddo, ma appena arrivi il freddo non lo senti più. Mentre parcheggi ascolti già il prepartita, quello vero: «Ao, è uscita la formazione?» «Dybala in panca» e via, la formazione sviscerata in perfetto stile giornalistico, perché sì: il tifoso sotto sotto è allenatore, presidente e giornalista, lo sappiamo.

Lo stadio è e resta un livellatore sociale, anzi il livellatore sociale per eccellenza, direi. Avvocati, dottori, commercialisti, operai: «semo tutti uguali» per tre ore, «semo tutti della Roma» e non li distingui, credetemi, perché anche il più profilato ritrova quella verve che lo porta a parlare unicamente romano.

Ma parliamo della partita. Si canta forte, forse per scaldarci, e la Roma sembra ricambiare con la solita pressione gasperiniana: «daje tutta!»
Io comincio, come al solito, il mio show a palla lontana e voce alta. Le frasi che ripeto più spesso sono «Ma dovemo entrà per forza cor pallone in porta?», che tradotto sarebbe “non tiriamo mai…”, pensiero condiviso da molti, credetemi.
Ma la seconda oggi è doveroso citarla, perché me la prendo costantemente con Wesley, un po’ come si rimprovera un amico a cui «je voi bene» ma che te fa… insomma, s’è capito. Corre, corre, corre e poi sbaglia sempre l’ultimo passaggio. Tutti intorno a me se incazzano (se po’ scrive?), ognuno lo rinomina a mestiere, ci si ride sopra, ma poi si tifa e lo si applaude pure quando sbaglia. Ovvero spesso.

Al 30’ non viene fischiato un rigore, per me ovviamente «solare», ma sempre nella stessa azione in ripartenza «sviene»anche un giocatore del Como nell’area di rigore giallorossa. Nel tabellone compare l’avviso del controllo VAR e noi ci guardiamo per capire:
«Ma se fischia dovemo esultà o no? A chi lo fischia, a noi o a loro?»
Nel dubbio, non lo fischia a nessuno e via.

Il primo tempo finisce 0-0 dopo aver visto un rigore non fischiato, una Roma che costruisce tanto, spreca ancora di più e per poco non prende il gol allo scadere, se non ci fosse quella saracinesca di Svilar.
Quindici minuti di commenti e di ipotesi di mercato, mentre qualche avventuriero prova ad andare in bagno e noi lo salutiamo affettuosamente perché «nun se sa mai a che ora torni».

Il secondo tempo riparte e sembra che il Como possa impensierire di più, ma appunto… sembra.
Al 48’ un boato incredibile. Io ovviamente stavo litigando con una nocciolina, quindi non ho visto nulla e, un po’ alla Fantozzi, chiedo: «Chi ha segnato?»
Cristante ha segnato. Anzi no: annullato per fuorigioco. La nocciolina evidentemente era al di là della linea. Maledetta!
Ma non può finire 0-0, nun po’ finì così sta serata.

Il tabellino segnerà alla fine la marcatura al minuto 60, ma l’alchimia è iniziata almeno dieci minuti prima. La curva inizia un canto “alchemico”, quasi “tantrico”:
“Lalalala lalalala eee ooo forza Roma”,
ripetuto ad oltranza, senza sosta, sempre con lo stesso volume. Le onde sonore ricoprono tutto il campo ed ecco la magia.

Lui. Proprio lui. Il mio giocatore antistress di questa sera, il più nominato dalla mia boccaccia, si inventa un tiro rasoterra di rara bellezza e mi segna il gol vittoria!
Lui che poi, fatalità vuole, viene a esultare sotto l’angolo della curva dove posso vederlo bene. Sembra quasi cercarmi con lo sguardo ed io esplodo:
«A fenomenoooooooooo, Roberto Carlosssss!!!»

E sì, in un attimo diventa il mio eroe, il giocatore che ho amato di più! Basta così: tutto il resto è noia, è storia.

Piovono cartellini gialli, ogni fallo fatto da Hermoso è un colpo al cuore perché è diffidato, Mancini resta in campo anche se ho temuto forte. Teniamo duro tra risse, scenate, ripartenze sprecate, visto che i cambi non incidono più tanto.
Siparietto finale tra Mancini e Fàbregas, che sembra «rosicà» più del dovuto, ma il Mancio gli ricorda che «This is football» e sotto sotto «doveva annà così».

Forza Roma e testa a sabato prossimo!! 🟡🔴

Phella