Insomma, doveva succedere prima o poi. Le statistiche, la legge dei grandi numeri o la famosa vorta bona, non so chi o cosa, ma udite udite, la Roma ha pareggiato una partita! Eh sì, perché con Gasperini in panchina alla Roma non era ancora mai successo.
Ma ora vi domando, amici romanisti: quanti di voi, dopo il gol del Milan, hanno pensato di aver già visto il film in questione? Tipo l’andata, per esempio? Io lo confesso candidamente, l’ho pensato!
A proposito, la partita è terminata con il risultato di 1-1, per chi non lo sapesse.
Tempo da lupi e, tutto sommato, serata da lupi. Pioggia, vento, freddo e tanta, tanta grinta. Andare allo stadio ieri è stata una prova d’amore per tutti i partecipanti, nessuno escluso.
La nostra amata Curva Sud canta forte, ma forte forte, e sfodera una coreografia da urlo: una foto in stile Polaroid che raffigura Antonio De Falchi con la mitica maglietta regalata da Nela, che indossava sempre a ogni sacrosanta trasferta.
Ad accompagnare i colori di contorno, la scritta “Imperitura memoria”. Il segnale di inizio è stato dato dalla sorella Anna e dai nipoti di Antonio. Brividi!!! Sono orgoglioso.
Una Roma viva, combattiva e mai doma strappa il pareggio contro una delle squadre più forti del campionato, dimostrando ancora una volta che “a casa nostra nun se regala gnente a nessuno”.
Il primo tempo scivola via senza gol, ma con una Roma più intraprendente, più affamata. I giallorossi fanno la partita, cercano gli spazi e tengono il Milan lontano dalla porta. Non sempre precisi, è vero, ma con quell’atteggiamento che fa pensà: “Oh, sta vorta je la famo”.
Se finiva 2-0 per noi nessuno poteva e doveva dire nulla, ma quella palla sembra non entrare mai, con quel “maledetto” Maignan che para tutto. Alza il braccio e la palla va là dove lo alza. Istinto, mi dicono intorno a me: istinto. Io lo chiamo bucio de culo, ma vabbè.
Nella ripresa però arriva la doccia fredda: al 62’ il Milan passa in vantaggio con De Winter, che di testa sfrutta un calcio d’angolo nato su na cazza de N’Dicka e gela l’Olimpico. Un colpo che potrebbe tagliare le gambe, ma non a questa Roma. Perché stavolta la squadra non si disunisce, non abbassa la testa e continua a spingere. E lì se vede che c’è carattere, perché “quanno ce stanno da menà, la Roma nun se tira indietro”.
Al 69’ escono Dybala e Malen, entrano Pellegrini e Robinio Vaz. Gran parte dello stadio, e forse gran parte di tutti i tifosi romanisti, resta perplessa. Ma quando incroci lo sguardo di chi ti sta accanto per essere rassicurato, tutti gli occhi sembrano dire: fidamose rega, fidamose.
Il premio arriva al 74’: calcio di rigore per la Roma per un tocco di mano in area. Sul dischetto va Lorenzo Pellegrini, che con freddezza infila l’1-1 e fa esplodere lo stadio. Capitano vero, romano vero e, per quanto mi riguarda, tante palle: tira, segna e sembra dire “mo’ annamo a pijacce pure ’sta partita”.
Nel finale la Roma ci crede davvero. Spinge, attacca, prova il colpaccio, mentre il Milan si difende e cerca di portare a casa il pareggio. Le occasioni non mancano, ma il risultato non cambia. Finisce 1-1, tra gli applausi dell’Olimpico.
La Roma termina ancora una volta con tutti “quei bravi ragazzi” in campo e Gasperini, seppure contento della prestazione, lo ricorda a tutti con una di quelle sue frasi borderline, quel dico-non-dico che dice tutto e niente:
“Siamo una squadra giovanissima. Pensavamo di puntare sugli Under 25, invece ora prendiamo gli Under 20. Avremo una Primavera fortissima.”
A buon intenditor.
Mi stavo dimenticando una cosa , stavo a fa er vago, Koné si è infortunato e non ci voleva, spediamo bene!
Insomma, un pareggio che muove la classifica e dà segnali importanti: la Roma c’è, lotta, soffre e reagisce. Non sarà stata una vittoria, ma è uno di quei risultati che fanno morale. Perché contro una big, sotto di un gol, rimontare così non è mai scontato.
E come se dice a Roma: “Nun sarà stata ’na serata perfetta, ma ’sta squadra c’ha ’n bel core”.
Daje Roma, daje.
Phella